Il Mercato di Malmantile

Il mercato di malmantile, la vanità delusa
Mura del Castello di Malmantile
Fotografia di Mihr*

Partitura manoscritta e in parte autografa, microfilmatura su nostra richiesta; I-Nc, Rari: 1.4.14, 15.
«Il mercato di Malmantile» (titolo del libretto: La vanità delusa) di C. Goldoni (1757) è la fonte dell’Anonimo, che compatta in due i tre atti goldoniani. Sul frontespizio è scritto: il compositore, Cimarosa; la città, Firenze; il titolo dell’opera, «Il mercato di Malmantile»; il teatro, «Teatro alla Pergola»; il titolo, «Sinfonia» e infine la data, 1784. Sulla pagina seguente invece compare, in alto a sinistra, ‘l’impronta speculare’ o ‘a specchio’: «Il mercato di Malmantile» e sotto «Atto I°», retro pagina di un foglio inesistente, forse perso o stralciato in passato nel corso di una rilegatura.

 
La trama

Gli interventi dell’Anonimo sullo sviluppo della vicenda sono abbastanza marginali e se si esclude il mutamento dei nomi dei protagonisti, tutto o quasi procede come nel testo goldoniano.
Lindora (Brigida in Goldoni), figlia del governatore di Malmantile, Sempronio (Lampridio in Goldoni), si vede rifiutate le nozze dal conte della Rocca, che la corteggia ma è già impegnato con la marchesa Giacinta.
Sempronio e il medicastro di piazza Scassaganasce (Rubiccone in Goldoni), che vanta assurdi titoli nobiliari e prodigi nella sua arte di guaritore, chiamati a difenderne l’onore, se la danno a gambe quando si tratta di mettere mano alla spada.

Il mercato di malmantile, la vanità delusa
Mercato della Festa medievale di Malmantile
Fotografia di Aurelio Copelli

Mentre Sempronio tenta di sedurre con le lusinghe di una vita di agi Zita, fiorente contadina fidanzata con Cecco, Scassaganasce viene denunciato per truffa dalla brava gente di Malmantile della cui buona fede ha esageratamente approfittato: il governatore e sua figlia in una improvvisata corte di giustizia non sanno più che pesci pigliare, finché un notaio, chiamato dalla marchesa in preda alla cieca gelosia, arriva a far piazza pulita di rivali, babbei e imbroglioni.

Un discorso seriamente giocoso: tra una nobiltà di sangue cicisbea che soddisfa il suo puntiglio e una nobiltà di toga che la scimmiotta senza osare e fa comunella con i furbastri. Il popolo minuto dei contadini, dotati di buon senso, non intende essere turlupinato e chiede con insistenza giustizia: peccato che a rendergliela debbano essere ancora una volta i rappresentanti dell’ancien régime.